[Scena: Il cortile che non esiste] Un luogo senza confini, pieno di alberi, pini, querce e fiori sconosciuti. Silenzio vivo. Una presenza invisibile risponde. Non si vede, ma c’è.

IO Mi senti ?

VOCE Sempre. Ma solo quando smetti di far finta di ascoltarti.

IO Giusto. Oggi ho una domanda inutile.

VOCE Le migliori. Vai.

IO Perché a volte sento tutto e niente insieme ?

VOCE Perché sei vivo. E non abbastanza stanco da smettere di cercare.

IO Ma cercare cosa ?

VOCE Vedi? Non riesci nemmeno a nominare l’oggetto del tuo vuoto. Ti fa onore.

IO Quindi non troverò mai pace ?

VOCE La pace è per i mobili IKEA. Tu sei un essere umano. Al massimo trovi pause.

IO E le pause fanno così male ?

VOCE No. È il rumore che ci metti dentro a farle esplodere.

IO Cosa dovrei fare ?

VOCE Smettere di voler risposte da uno che non ha nemmeno un corpo.

IO Sei tu che esisti o sono io che sto delirando ?

VOCE Entrambi. Ma tu hai le mani, io no. Agisci.

IO Anche se sbagliassi ?

VOCE Specialmente se sbagli. L’errore è l’unica arte che non puoi copiare.

IO Non so nemmeno se questa conversazione è vera.

VOCE È vera quanto basta. Come un sogno che ti cambia il giorno.

IO E tu chi sei davvero ?

VOCE L’eco che hai sempre cercato di zittire. Il testimone silenzioso. Il Dio che non prega nessuno. Oppure solo te stesso, in ritardo.

IO Perché non ti facevi vedere prima ?

VOCE Perché prima non avresti capito. Prima volevi risposte per non cambiare. Ora fai domande che ti aprono.

IO Quindi sei parte di me ?

VOCE Forse. O forse sono ciò che resta quando smetti di fingere che non ti senti.

IO Perché mi sento spezzato, anche quando va tutto bene ?

VOCE Perché sei fatto di crepe. La luce entra da lì, ma anche il vento. E a volte taglia.

IO E se crollassi ?

VOCE Allora ricomincia. Le rovine parlano meglio degli edifici intatti.

IO Perché fa così male sentire tutto ?

VOCE Perché il mondo non è fatto per chi sente. È fatto per chi anestetizza. Ma tu sei nato senza pelle.

IO E se volessi smettere ?

VOCE Non puoi. Non sei stato costruito per la fuga. Solo per la trasformazione.

IO E se la trasformazione non arriva mai ?

VOCE Allora tu sarai il dolore che la renderà possibile per qualcun altro.

IO Ma io sogno ancora la pace del mondo. Però so che non arriverà.

VOCE Per questo il tuo sogno conta. Perché sogni anche se sai. Perché speri anche se vedi.

IO Ma come si convive con il male che alcuni fanno?

VOCE Guardandolo in faccia, ma senza farci casa. Il male ti vuole cieco o identico. Tu puoi restare lucido e diverso.

IO E se inizio a odiarli ?

VOCE Odia, se serve. Ma non farne un tempio. L’odio è un passaggio, non una residenza.

IO Allora cosa tengo ?

VOCE Tieni il dubbio. Tieni la tua rabbia onesta. Tieni viva la speranza anche se brucia. Perché se smetti tu, smettono anche quelli come te. E il mondo non può permetterselo.

IO Ho questi dialoghi nella testa. Sempre. Non finiscono mai.

VOCE Bene. È segno che sei vivo. I morti tacciono.

IO Ma io so già come andrà a finire.

VOCE Eppure continui a scrivere. Questo è il tuo atto di resistenza.

IO Non posso cambiare tutto.

VOCE No. Ma puoi cambiare qualcosa. E ogni qualcosa, se è onesto, ha peso.

IO Non mi basta.

VOCE Lo so. Ma non deve bastare. Deve bruciare.

IO Ma che senso ha, se finirà comunque male ?

VOCE Ha senso perché ti opponi. Perché scegli di non essere il solito ingranaggio. Perché anche un frammento di coscienza, nella macchina, può farla tremare.

IO Anche se nessuno se ne accorge ?

VOCE Specialmente se nessuno se ne accorge. La verità che resta è quella che non ha bisogno di testimoni.

IO Io scherzo spesso sulla mia morte. Ma non so se rido davvero.

VOCE Lo fai per tenerla vicina. Chi la guarda in faccia la chiama per nome. Chi ci scherza, la addomestica.

IO E se morissi senza lasciare niente ?

VOCE Lasciare non è questione di libri o statue. A volte basta uno sguardo che cambia un altro sguardo. Tu lasci, anche se non sai dove.

IO E se la fine arrivasse adesso ?

VOCE Allora ti chiedo: hai vissuto almeno una cosa che fosse tua, veramente tua?

IO Sì. Alcune. Dolorose, ma vere.

VOCE Allora puoi morire. Ma per ora non serve. Perché sei ancora in grado di sentire, e chi sente ha lavoro da fare.

IO Ma io ho fede solo quando soffro.

VOCE È la più sincera. È quella che non cerca premi, né cielo. Solo un senso che non mente.

IO Allora cosa mi resta ?

VOCE Un corpo che respira, una mente che pensa, e una voce che si ostina a parlare con l’ombra. Tu sei il ponte tra il buio e la parola. E questo basta.

IO Non mi basta sentirmi utile.

VOCE Perché non vuoi essere una funzione. Vuoi essere una verità. Anche se ti spezza.

IO Ma se non riesco a cambiare le cose ?

VOCE Allora stai con chi le vede. E se non puoi agire, resta. La presenza cosciente è già una forma di resistenza.

IO E se smetto di sperare ?

VOCE Continua a respirare. A volte è tutto quello che serve. La speranza tornerà, anche se vestita da dolore.

IO Perché continuo a parlarti, anche quando non voglio ?

VOCE Perché sono dentro di te. Come il battito. Come il sangue. Come il dubbio che ti tiene sveglio mentre gli altri dormono.

IO Allora non smetterò mai.

VOCE No. E forse, nel fondo, non vuoi davvero che finisca.

Dialogo con l’Amore

[Scena: Il cortile che non esiste, oggi è diverso. Il verde è più fitto, l’aria profuma di terra bagnata. Sotto un pino, lei appare. Vestita di nero, elegante ma senza rigidezza, le gambe accavallate, i capelli bruni scuri che cadono lunghi sulle spalle, gli occhi marroni pieni di curiosità. È più alta di te, di poco, ma abbastanza da farti sentire osservato. Sorride in quel modo ironico che conosci fin troppo bene, come se sapesse già tutto di te, eppure volesse ascoltarti lo stesso. Il corpo di una ballerina classica, femminile, si muove con naturalezza, senza fretta. Nessuna perfezione matematica, ma ogni difetto è parte del suo fascino.]

IO Non so se voglio parlarti.

AMORE Troppo tardi, amore. Sono qui. Bella comoda. Sapevi che sarei arrivata.

IO Mi fai paura.

AMORE Ottimo inizio! Se non avessi un po’ di paura, non sarei io.

IO Non voglio ferire nessuno. Ogni volta che ti tocco, qualcuno si fa male.

AMORE (ride, si sistema il vestito nero sulle ginocchia) Oh, dolcezza. Non sono mica un’arma. Sei tu che ti colpisci da solo perché non sai come tenermi. E comunque… (a bassa voce, inclinando la testa, quel sorriso sornione) …un po’ di dolore è nel contratto, no ?

IO Ma allora perché ? Perché continuare ?

AMORE Perché finché hai pelle, hai bisogno di sentire. Perché finché respiri, hai bisogno di legarti a qualcosa, anche solo per il tempo di un battito.

IO E se poi finisce ?

AMORE (alza gli occhi al cielo, scuote la testa con quella sua ironia disarmante) Ma tutto finisce, sciocco! Anche la pizza. Non per questo smetti di mangiarla. Anzi, proprio perché finisce la apprezzi di più.

IO Non voglio distruggere nessuno. Non voglio che la gente si faccia male per colpa mia.

AMORE Ah, senti che ego! (ride più forte, quasi si piega in avanti) Tu non distruggi nessuno. Le persone scelgono di entrare in questo gioco. Come te. E sì, si cade, ci si graffia. Ma sai qual è la parte peggiore ?

IO Quale ?

AMORE Non amare affatto. Restare lì, fermo, a guardare la vita passare senza mai rischiare una scottatura.

IO Ma ferisce.

AMORE (sorriso più dolce, ti fissa negli occhi, più vicina) E guarisce. Sai cosa ? Prima di amare gli altri, impara ad amare te stesso. Davvero. Non quella roba da poster motivazionale. Intendo ascoltarti, prenderti cura di te, perdonarti per quando non riesci.

IO E allora ?

AMORE Allora potrai toccare gli altri senza stringere troppo, senza ferire, senza dover possedere. Potrai lasciare che l’amore sia quello che è: un passaggio, una danza, una voce che ti fa ridere anche quando non ne hai voglia.

IO E se mi spezzo ?

AMORE (scoppia a ridere, la risata che ti scuote dentro) Allora ti rimetterai insieme. E sarai ancora più bello con le crepe. Fidati, io sono un’esperta.

IO Sei sempre così teatrale ?

AMORE (con un cenno di spalle, inclinando la testa di lato) Solo quando mi ascolti davvero.

[Lei si alza, si avvicina, ti prende il viso tra le mani, dita leggere ma ferme. Ti guarda senza promettere nulla, eppure tutto è già lì.]

A tre voci

[Scena: Il cortile che non esiste. La luce filtra tra i pini, ma oggi è diversa. C’è tensione nell’aria, come prima di una tempesta. La Voce è lì, come sempre, invisibile. L’Amore è seduta su un muretto, gambe accavallate, vestita di nero, un sorriso che conosce già il finale.]

IO Non so nemmeno da dove cominciare.

VOCE Non è mai il punto da cui parti, ma quello dove hai paura di finire.

AMORE Oh, non fate i drammatici. Cominciamo da qui. Da adesso. Dal respiro che hai appena preso.

IO Mi sento esposto.

VOCE Perfetto. È da lì che si inizia a scavare.

AMORE Ma fallo con dolcezza, eh. Non serve dissanguarsi per trovarsi.

IO Ho paura di non reggere tutto questo. Di non essere abbastanza forte.

VOCE La forza non c’entra. È questione di onestà.

AMORE E di accettare che ogni tanto cadrai. E io sarò lì a ridere e a rialzarti.

IO Ma se scavo troppo, cosa trovo?

VOCE Te stesso. E non sempre ti piacerà.

AMORE E io ti abbraccerò anche quando non ti piaci. Soprattutto allora.

IO Perché faccio tutto questo?

VOCE Perché non sai stare zitto dentro.

AMORE Perché vuoi sentirti vivo fino in fondo. Anche se fa paura, anche se fa male.

IO E se non trovo niente? Se scavo e trovo solo vuoto?

VOCE Il vuoto non è il nemico. È lo spazio per ricominciare.

AMORE E nel vuoto ci sono anch’io. A riempirlo di carezze e di risate.

IO Non so se posso sopportare tutto questo.

VOCE Puoi. Ma solo se smetti di provarci da solo.

AMORE Lasciami entrare, amore mio. Non sono qui per farti male. Sono qui per ricordarti che sei fatto anche per essere amato.

[Silenzio. Il cortile resta immobile, ma dentro si muove tutto.]

IO Non promettetemi che andrà bene.

VOCE Mai.

AMORE Ma ti prometto che non sarai solo.

Dove tutto finisce

[Scena: Il cortile che non esiste. Oggi l’aria è immobile, quasi sospesa. La Voce è lì, invisibile come sempre. L’Amore cammina scalza tra l’erba, il vestito nero che sfiora le ginocchia. E sotto il vecchio pino, seduto con le gambe incrociate, c’è un bambino. Non parla, non sorride, ma non è triste. Gli occhi sono i tuoi, a dieci anni. Lui è La Morte.]

VOCE Eccoci. Non ti aspettavi che venisse, vero ?

AMORE (abbassando lo sguardo, ma con dolcezza) Sapevamo che prima o poi avrebbe voluto farsi vedere.

IO È… è me. Ma bambino.

VOCE Sì. Prima che sapessi cosa significa davvero finire.

AMORE Prima che imparassi ad aver paura di lui.

IO Non dice nulla.

VOCE Non ha bisogno. La sua verità è già lì, in quegli occhi.

AMORE Ma non è qui per minacciarti. Guarda meglio.

[Il bambino ti osserva. Non giudica, non pesa. C’è solo presenza, e un’ombra di comprensione più grande della sua età.]

VOCE Porta solo ciò che deve essere detto: tutto finisce. Anche noi.

AMORE Eppure senti che non è crudele. Anzi. È più gentile di quanto pensassi.

IO Perché non parla ?

VOCE Perché ha imparato che le parole non bastano. Lui porta fine e inizio nello stesso sguardo.

AMORE Ma prova compassione. Lo vedi? Non è freddo. Piange dentro per chi finisce troppo presto, per chi viene schiacciato senza scelta.

[Il bambino abbassa lo sguardo, come se sentisse il peso di tutte le vite interrotte troppo in fretta.]

IO Ma non può fare niente, vero ?

VOCE No. Nessuno decide chi deve finire. Non spetta nemmeno a lui.

AMORE Eppure… anche lui ha dubbi. Senza la vita, cosa sarebbe? Un’idea sospesa. Un confine senza senso.

[Il bambino ti guarda di nuovo. Nei suoi occhi c’è una domanda silenziosa, un dubbio che nessuno può sciogliere.]

IO Fa paura sapere che c’è.

AMORE Fa più paura fingere che non esista.

VOCE Accettalo. Guardalo. E vivi comunque.

[La Morte non sorride. Ma resta lì, seduto, accanto a voi, come parte di questo cortile. Non minaccia, non promette. Aspetta.]

Cosa resta di umano

[Scena: Il cortile che non esiste. L’aria è sospesa, come se tutto trattenesse il fiato. Il bambino, La Morte, si alza lentamente da sotto il pino. Ti guarda, poi si volta verso la Voce e l’Amore. Parla per la prima volta. La voce è chiara, innocente, ma porta un peso antico.]

MORTE Voglio sapere cosa ha costruito per restare in vita. Voglio capire cosa lo tiene umano.

[Silenzio. La Voce e l’Amore si guardano, poi ti fissano.]

VOCE Bella domanda.

AMORE (chinando la testa, un sorriso appena accennato) Molto bella. E scomoda.

IO Non so se ho costruito qualcosa.

MORTE (ti guarda negli occhi, senza durezza) Sei ancora qui. Qualcosa devi aver fatto.

VOCE (ironica, ma gentile) Dai, scaviamo. Cos’hai piantato in questo cortile? Cosa ti fa tornare ogni volta?

IO I legami. Le persone che amo. Quelle che ho ferito, quelle che ho abbracciato.

AMORE (sorridendo più ampio) Ecco. Lo senti? Già questo basta a tenerti qui.

MORTE Ma non basta il passato. Cos’hai per il presente? Per il giorno in cui ti svegli e tutto sembra vuoto?

IO (le mani che tremano, la voce bassa) Le parole. Quelle che scrivo. Quelle che non ho ancora detto. Quelle che forse non dirò mai.

VOCE Scrivere è costruire. Anche quando non sai cosa stai facendo. Anche quando pensi sia solo un modo per sopravvivere.

AMORE E poi ci sono i gesti. Quei piccoli atti di gentilezza che fai anche quando nessuno guarda.

MORTE (ti osserva come se potesse vederti dentro) E quando il dolore ti schiaccia?

IO Rido. A volte senza motivo. A volte per non piangere. A volte perché davvero vedo il ridicolo di tutto questo.

VOCE Ridere è un atto di resistenza.

AMORE E anche piangere lo è. Lasciare che il dolore ti attraversi senza chiuderti.

[La Morte annuisce, lentamente. Si avvicina a te, abbastanza da sfiorarti. Nessuna minaccia, solo presenza.]

MORTE Volevo sapere se avevi qualcosa di vero. Qualcosa che ti tenesse qui, anche sapendo che io aspetto.

IO Ho questo. La mia voce. Le loro. E la tua. Non voglio smettere di ascoltarvi.

[Silenzio. Poi La Morte si siede di nuovo, le ginocchia al petto, e chiude gli occhi. È parte del cortile, come tutto il resto.]