Capitolo 1. Confessione.
Sono una persona codarda. Oggi non mi sono presentato ad un incontro, per alcuni sarà importante, ma non per me. Perché dovrei mettere a rischio la mia vita per altri se ne ho solo una ?
Non saprei. Ma vi dirò la mia, così da dare un senso alla mia esistenza. Ho delle persone a cui tengo, che sono vicine a me. Devo proteggerle, e lo farò anche con il mio corpo. Ma non credo che morire per la causa sia la scelta giusta. Inoltre per quale causa dovrei dare la vita, vi stavate domandando.
Faccio parte di un gruppo di persone che combatte contro il governo, non vi posso dire il nome, è segreto, per ovvi motivi. Pensiamo che il voto non sia la vera espressione di democrazia, se pilotata e manovrata da un’elite che influenza la massa per opprimere quella più debole e povera. Abbiamo attaccato siti governativi e pubblici, creato manifestazioni, distrutto qualche auto blu…
Ora che ci penso ormai sono compromesso. Ma mi nasconderò, per tenere sotto d’occhio la mia famiglia e i miei amici. Una bella scusa, per non dire che ho paura di andare fino in fondo alla storia. Ma se dopo tutto questo tempo siamo in pochi a farlo, magari siamo noi nel torto. No ?
Forse la verità è che non credo più nelle cause senza volto. Credo nelle persone che posso toccare, negli sguardi che mi riconoscono, nelle voci che mi chiamano per nome.
Lo Stato è grande, astratto, lontano. La mia paura è piccola, concreta, quotidiana. Tra un’idea e una vita reale, scelgo la vita reale. Non perché sia giusta, ma perché è l’unica che conosco. Se siamo in pochi, forse non è perché siamo ribelli. Forse è perché siamo stanchi. Stanchi di credere che basti distruggere qualcosa per costruirne un’altra. Stanchi di chiamare coraggio quello che a volte è solo disperazione.
Io non so se quello che faccio serve a qualcosa. So solo che, per ora, resto qui. A guardare. A proteggere ciò che posso. A sopravvivere al dubbio di aver scelto la parte sbagliata della storia.